Possiamo conoscere Raffaele Cantone, oggi presidente della neo Autorità Nazionale dell'Anticorruzione, attraverso la sua autobiografia "Solo per giustizia".

Raffaele Cantone, dopo essere stato otto anni nella Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. Come Pubblico Ministero del cosiddetto Processo Spartacus, il processo contro i Casalesi per intenderci, riesce a far condannare alcuni tra i più importanti boss Casalesi: Schiavone, Bidognetti, Iovine e Zagaria. Questo gli porta una grande fama a Casale, sia tra i cittadini che denunciano in forma anonima, sia tra i pentiti che si fidano e decidono di collaborare con lui. Per Cantone è una conferma importante, che però come tutte le cose ha conseguenze: la scorta potenziata datagli a causa di minacce di " sgambettamento" dello stesso Bidognetti.

Bidognetti, in carcere, durante le intercettazioni parla criptato con movimenti del corpo, che poi vengono decriptati dalla Dia. Si presume riguardassero estorsioni o uccisioni . Altre volte riguardavano fatti personali come l'organizzazione del matrimonio della figlia, dove sapendo di essere intercettato, dice alla moglie di "non dimenticarsi di invitare Cantone". Non si sa come intendere quella frase anomala, se come richiesta di collaborare con lui o come ordine di ucciderlo.

Cantone parla di due tipi di magistrati: quelli chiusi e quelli che vogliono confrontarsi con l'opinione pubblica, lui fa parte della seconda categoria. Cantone afferma che nonostante l'operato dei magistrati per indebolire la mafia, c'è bisogno di "un esercito civile", di persone che la contestano. Ecco perché Cantone parla nelle scuole dove ci può essere ammirazione per la mafia.

Un giorno va in una scuola di Casale dove c'erano figli di mafiosi, l'incontro è difficile ma curioso. Inoltre il preside della scuola vedeva l'incontro più come un dovere che come un piacere, desideroso di giustificarsi affermando che non tutti gli abitanti di Casal di Principe provenivano da famiglie mafiose. Anche gli studenti non sembravano particolarmente motivati, ma furono contenti di saltare ore di lezione. Cantone, consapevole della presenza del figlio di un boss e che quell'uditorio non avrebbe ascoltato un discorso generico sulla necessità di rispettare le regole, come indossare il casco in moto ad esempio, straccia i suoi appunti e ne improvvisa un altro. Lui contesta l'omertà delle persone di Casale, ma prima di tutto i camorristi e il loro stile di vita: ricchi, alla moda ma che vivono rintanati come topi. Parla soprattutto dei giovani di 18/19 anni che entrano nella camorra come "carne da macello" ovvero persone che prima o poi verranno uccise.

La discussione finisce di colpo quando il figlio del boss rientra spavaldo. L'uditorio zittisce all'improvviso.

Dopo l'incontro Cantone ne parla con la giornalista del Mattino, esperta di mafia casalese, tanto da essere costretta a vivere sotto scorta, Rosaria Capacchione.

Nello stesso giorno esce nella stampa di Caserta un articolo su Schiavone il quale affermava di essere " un onesto agricoltore" e denunciava come Cantone portava i ragazzi sulla cattiva strada e che nel processo Spartacus aveva condizionato la giuria, quando le prove messe a confronto lo avevano inchiodato chiaramente.

Non sempre ci possiamo dire fieri di essere cittadini giuglianesi, ma è bello poter dire: "Siamo di Giugliano, come Raffaele Cantone".

Davide P., 3 M.