Le ricerche sulle variazioni climatiche vengono sistematicamente raccolte dall'Ipcc, organismo dell'O.N.U. (Organizzazione delle Nazioni Unite).

L'Ipcc riprende le ricerche sul clima, effettuate in ogni parte del globo dai ricercatori dei singoli Paesi, ed elabora dei documenti. Al termine di ogni nuova raccolta d'informazioni vengono stilati specifici rapporti, il cui scopo è di affrontare i cambiamenti climatici per cercare di mitigarne le conseguenze soprattutto nei territori più poveri, in quanto più vulnerabili rispetto agli eventi meteorologici che sono indotti dalle variazioni climatiche.

Il cambiamento climatico indotto dalle emissioni di carbonio esaspera e rende imprevedibili tempeste di pioggia, siccità, alluvioni, inondazioni.

Dighe e argini, bacini di raccolta d'acqua, modificano il corso e il flusso dei fiumi rompendo l'equilibrio naturale.

La deforestazione, privando di vegetazione i suoli e le pendici collinari, impedisce alla pioggia di essere trattenuta e assorbita, costringendola a scivolare e trascinando con sé terra e fango.

La povertà economica spinge a insediamenti nelle aree a più alto rischio, come coste, pendii collinari e pianure alluvionali.

La popolazione mondiale costiera (a meno di 100 km dalla costa) ammonta al 39% della popolazione totale. Ogni alluvione che si abbatte in questi luoghi, densamente popolati e modificati dall'uomo, amplifica i suoi effetti distruttivi.

L'urbanizzazione e la fortissima espansione edilizia, aumentando la superficie impermeabile di cui vengono coperti i terreni, aumenta la frequenza e la gravità delle alluvioni.

La corruzione e gli interessi illeciti consentono la costruzione di edifici in zone proibite e con materiali scadenti, compromettendo l'equilibrio naturale.

Federico Fabbri 1° A Ungaretti