da Giugliano in Campania

Qui, nella Terra dei Fuochi, si stanno tenendo dibattiti sulla sicurezza dei prodotti coltivati nelle campagne e dei rischi legati al consumo dei prodotti tipici Campani.

Tra gli esempi più semplici da fare è quello dei friarielli; i friarielli sono uno dei gustosissimi prodotti tipici della Campania che, assorbendo più acqua in fase di crescita, sono molto a rischio.

I nostri prodotti sono, infatti, a rischio anche a causa dei pozzi e delle falde acquifere inquinate con cui vari campi vengono irrigati.

Un altro esempio è quello della mozzarella di bufala campana Dop (Denominazione origine protetta) compromessa per nutrizione scorretta della bufala.

Le autorità stanno controllando i terreni con metodi anche tecnologici, con le ricognizioni aeree sull'area della Terra dei Fuochi. I sorvoli hanno riguardato, in particolare, l'area flegrea e il basso Casertano. Sono stati utilizzati aerei della linea Atr 42 Mp dotati delle più avanzate strumentazioni tecnologiche in materia di telerilevamento ambientale, come i sensori multispettrali e a infrarossi in grado di rilevare anomalie termiche.

Il telerilevamento ha una grande efficacia nel garantire l'individuazione dei crimini ambientali e consentire una repressione del fenomeno anche perché i dati acquisiti saranno messi a disposizione delle autorità giudiziarie dalla guardia costiera che agisce come corpo di polizia ambientale.

Inoltre si sta pensando che, per favorire anche un inizio di bonifica dei suoli inquinati, si potrebbero convertire le coltivazioni di questi territori, non più destinate all'alimentazione umana ma con destinazione diversa, garantendo, al contempo, lo sviluppo agricolo ed economico: la coltivazione no-food come la colza per la produzione di biomasse o biodisel, dei girasoli per lo stesso utilizzo, del mais per la produzione di plastica biodegradabile, di pioppi per l'utilizzo del legno in vari impieghi industriali e poi ancora il lino, la canapa, il cotone, il tabacco e così via dicendo e tramite la fotosintesi clorofiliana a lungo andare riesce a purificare il territorio.

Ci sono, però, continue dispute tra le persone che vogliono il no-food e coloro che invece vogliono bonificare il territorio in maniera radicale, riportando in superficie tutti i rifiuti tossici "intombati". Con la bonifica si risparmierebbe molto tempo, a loro dire, e si ridurrebbe sicuramente più in fretta il tasso di mortalità per i tumori.

Non molti cittadini campani sostengono che ci sia bisogno di una bonifica immediata ed il rinforzo delle forze armate. La paura è dettata dalle infiltrazioni camorristiche in agguato: le ditte "bonificanti" potrebbero risultare filiazioni di quelle inquinanti.

Noi ragazzi tredicenni, abitanti in questa zona dalla nascita, vorremmo che le bonifiche venissero attuate subito e bene.

Tommaso C. e Bruno C.


Mujica"Il miglior discorso del mondo" è stato pronunciato dal presidente dell'Uruguay Josè Mujica , in Brasile nel luglio del 2012 durante un' assemblea sull'ambiente. Egli pose l'attenzione su argomenti di cui tutti i politici dovrebbero parlare.

Mi ha colpito quando ha detto che ci sono molti popoli che hanno poco o niente e altri che hanno troppo.
In effetti anche io, quando ero più piccolo e sono stato in Africa, ho visto che le persone vivevano con poco: i vestiti vecchi, i sandali polverosi o i piedi nudi, le case con il tetto di foglie e pavimento di terra battuta; guadagnavano infatti pochi dollari.

Una cosa bellissima che ha detto Mujica è che lo scopo della vita è essere felici e la felicità non si ricava dal comprare ma dall'amicizia e dall'amore e che non c'è abbastanza tempo, perché la vita è troppo corta. Se pensiamo che la felicità sia data dalle cose che possediamo, non facciamo altro che pensare a come fare per comprarle, quindi a come guadagnare sempre di più e non ci godiamo appieno la vita; pensiamo soltanto al lavoro che diventa un' ossessione, qualcosa che ti serve solo per guadagnare, non la fai, quindi, volentieri.

Un altro tema importante di cui ha parlato è la globalizzazione: fa bene a chiedersi se siamo noi a controllare il mercato o se è il mercato che controlla noi.

Forse non è necessario comprare telefoni ogni volta che ne esce uno nuovo, ma solo se si rompe, non bisogna avere più macchine costose a famiglia, forse ne bastano meno.

Ormai dobbiamo produrre cose che durano poco, perché così almeno le dobbiamo comprare più spesso, così il nostro pianeta si esaurisce, si ricopre di rifiuti, e l'ambiente si sciupa.

Non so se riusciremo a trovare un equilibrio, però dobbiamo provarci per il nostro futuro.

Guglielmo M.

 

Josè Mujica, presidente dell' Uruguay, nel discorso che ha pronunciato, tratta molti temi fondamentali, ma quello che mi ha colpito di più riguarda l'importanza della felicità umana. Lui vuol far capire qual è la vera felicità, l'importanza di provarla, senza confonderla con i beni materiali. Le persone, a volte, confondono le proprietà di questi beni, con la gioia, ma le due cose sono ben differenti.

La felicità, quella vera, è molto più importante. Possono essere esempi di felicità, il passare il proprio tempo libero con la famiglia e il non trascurare le persone a noi care, solo per lavorare perché si vuole accumulare denaro. Alcuni uomini possono riuscire ad avere tanti soldi, una bella macchina, una grandissima casa e oggetti di tecnologie di ultima generazione: ma questa non è felicità. Possedere oggetti preziosi non è sinonimo di essere felici, la vera felicità è quando si ha una famiglia, una persona a cui volere bene, degli amici e del tempo libero da utilizzare per noi stessi.

Secondo me, Josè, per felicità, intende questo. La felicità umana dipende anche dal conoscere la differenza tra essere e avere, infatti come ho già spiegato, essere felici non significa possedere oggetti preziosi; la felicità è un sentimento, un modo di essere e nessuno la può cambiare.

Rebecca

 

Da secoli l' uomo non ha mai smesso di evolversi, sotto molti punti di vista. Ha sviluppato il proprio livello di cultura e di intelligenza, continuando a essere il sovrano incontrastato di questo pianeta. Lo sviluppo non è una cosa negativa, tutt'altro; è infatti collegato al livello del sapere delle persone che costituiscono la società che compie così un passo avanti. Talvolta, però, l'uomo trasforma ciò che è positivo in qualcosa di negativo.

In questi ultimi anni, l'uomo ha sviluppato moltissimo la tecnologia. Inoltre ha compiuto molti progressi nell'economia, facendo diventare il mercato globale una presenza fondamentale nella nostra vita. Ma nel corso degli anni, questa presenza ha incominciato a diventare ingombrante che non si ferma davanti a niente. Si è creata una situazione che porta il mercato a condizionare in modo compulsivo lo stile di vita di molti individui.

Basta guardare le pubblicità, che attirano centinaia di persone a comprare oggetti.
In questo caso, lo sviluppo assume una connotazione negativa. Ciò dovrebbe aprire gli occhi a tanta gente che dovrebbe porsi una domanda: "È veramente l' uomo che comanda la globalizzazione oppure è l' esatto contrario?Sembra proprio che avvenga l' opposto! Sinceramente non mi sono mai posto una domanda del genere, dato che le pubblicità non mi hanno mai condizionato nei miei acquisti. Ma nel mondo ci sono tante persone, e non è detto che tutte la pensino come me e si pongano questa domanda.

L' uomo è andato troppo oltre certi limiti, ed adesso si ritrova a raccogliere quello che ha seminato: ciò che ha scatenato che lo sta comandando. Ma se si fermasse questo consumo?

Se questo accadesse si bloccherebbe lo sviluppo economico, e quindi nessuno ci guadagnerebbe. Al tempo stesso, il consumo influisce su di noi, perché ci domina, condizionandoci. Purtroppo l'uomo non esce fuori come unica vittima. E al nostro pianeta non ci pensiamo?
Il consumo lo aggredisce letteralmente, e le soluzioni, come dice il presidente dell' Uruguay Jose Mujica, sono di genere politico.

Prima di tutto dobbiamo trovare un nuovo modello di cultura, impedendo al mercato di governarci. Purtroppo c'è chi non guarda a ciò che potrebbe accaderci, quindi non teme le conseguenze che un giorno all'altro potrebbero seriamente minacciarci e metterci in ginocchio. E questo accade perché le persone non si rendono conto della gravità della situazione.

Come afferma Jose Mujica, il primo obiettivo è la "felicità umana", ma per permetterla, bisogna rendere più vivibile il nostro ambiente, migliorandolo. Il miglioramento dell' ambiente sarà sicuramente collegato al nuovo modello economico e sociale che lo ha permesso.

Lorenzo

 

 


"Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici". L'amico è colui che ti fa crescere: di lui ti fidi, con lui ti confidi, con lui ti confronti, su di lui conti. È proprio un tesoro, uno scrigno nel quale puoi mettere tutta la tua fiducia e ogni tua confidenza, e sei certo che lì stanno al sicuro. In poche parole l'amico è un balsamo di vita, è colui che resiste nel giorno della tua sventura, colui che cammina con te, colui che ti rialza quando cadi. Però non tutte le amicizie sono buone e fanno crescere al meglio, ci sono anche:

-Amicizia cestino dei rifiuti, è quella di due amici o due amiche in cui uno parla sempre e l'altro serve da recipiente nel quale il primo amico può mettere tutte le parole che vuole.

-Amicizia marmellata, è quella di due amici o due amiche per cui uno è sempre incollato all'altro in maniera appiccicosa, proprio come la marmellata. Quell'amico che sta sempre incollato e non sa stare in piedi con le proprie gambe...

-Amicizia coppietta, è quella di due amici o due amiche che vogliono stare insieme solo tra loro e facilmente si appartano. Sono preoccupati del loro rapporto di amicizia e si vietano di avere altri amici.

-Amicizia branco, è quella più pericolosa. Il branco è quel gruppo di ragazzi o ragazze al quale è possibile appartenere solo se ci si veste e si parla in un certo modo, o se si fanno certe cose, altrimenti si è fuori. Quelli del branco non sono amici, ma compagni di sventure. Purtroppo dentro il branco ognuno paga l'alto prezzo di perdere la propria originalità, il proprio modo di essere e di comportarsi solo per appartenerci.

Sì, è la mia risposta alla domanda iniziale, i buoni amici si scelgono se conosci bene il significato di amicizia.

Cristiana S.

 


Ormai chiunque senta parlare di "Terra dei Fuochi" sa perfettamente di cosa stiamo parlando. E non si tratta di economia, politica, o di addirittura un nuovo pianeta, si parla del nostro pianeta. Un immenso terreno fertile che si trova nella vasta area della provincia di Napoli è stato sfruttato e martorizzato per nascondere i rifiuti tossici provenienti dalle centrali nucleari di tutta Europa ed ha praticamente distrutto il lavoro di milioni di anni.

Il terreno contaminato era uno dei maggiori produttori di pesche, mele, pomodorini e molti altri prodotti partenopei. Adesso in molti hanno paura di acquistare prodotti campani, per via dei tantissimi tumori causati dalle sostanze tossiche presenti nei cibi che gli abitanti mangiavano in tranquillità. Sono morte moltissime persone, e insieme a loro, questa terra. Ma c'è ancora un briciolo di speranza: la canapa, la "pianta spazzino".
Questa pianta è in grado di crescere anche in terreni che sono contaminati da metalli pesanti e veleni chimici.
E' chiamata "pianta spazzino" perché la sua radice riesce ad assorbire i rifiuti tossici grazie ad un processo di fitorimediazione che fa accumulare le sostanze assorbite nelle foglie.


Per provare questa teoria, hanno piantato della canapa e dei girasoli, un altro tipo di "pianta spazzino", nei terreni vicini alla Centrale di Chernobyl e dai test è risultato che queste due piante sono riuscite a decontaminare circa l'80% delle sostanze presenti, un risultato a dir poco grandioso.
Ovviamente solo la loro azionenon riuscirà a risolvere il problema, ma potrebbero comunque dare una speranza di bonifica.
La legge 426 del 1998 aveva già previsto una bonifica di interesse nazionale per la "Terra dei Fuochi", ma il governo lo ha fatto diventare soltanto di interesse regionale.
Nonostante il disinteresse che c'è tra i politici, i cittadini campani vogliono agire e recuperare un terreno che sembra distrutto.

Chiara R.

 


Gli uliveti sono, a tutti gli effetti, degli spazi infiniti, dove la tranquillità e la calma regnano sovrane.

Spesso si rimane affascinati da questo così bel paesaggio, il loro aspetto sembra quasi che ci voglia raccontare la loro storia, lunga decine e decine di anni.


Da millenni, l'uomo ha coltivato l'ulivo con cura, costruendo tutto ciò che era necessario per una buona crescita di quest'albero.
Al giorno d'oggi, l'Italia rappresenta il secondo produttore europeo di olio d'oliva, grazie ai suoi milioni di olivi in produzione.


Una cosa molto importante che molti non sanno però, è che la sola Puglia ha circa un quarto degli ulivi italiani, e molti di questi sono ultracentenari.
Solo il loro aspetto, così regale e scultoreo, fa subito intuire che questi alberi sono un patrimonio di inestimabile valore paesaggistico, ambientale e turistico.


Proprio per questo, negli ultimi anni, questi ulivi centenari sono diventati delle merci: vengono estirpati dalla loro terra Natale e portati nei giardini privati del Centro-Nord Italia.
Perché?
La causa è dovuta ad una moda che si è diffusa in questi anni soprattutto nelle regioni settentrionali, che richiede giardini con piante di ulivo secolari.
Molte persone sono disposte a pagare dagli 8 ai 10 mila euro!


Le costanti ed eccessive richieste di ulivi secolari sta aumentando questo commercio illecito, e i vivaisti e gli agricoltori che non aspettano altro che guadagnarsi un po' di grana, estirpano tranquillamente ulivi da terre proprie o altrui.
Dalla Puglia, il commercio di queste piante si è spostato in tutta Italia, e anche nelle regioni che affacciano sul mar Mediterraneo, come la Spagna, dove è legale.
Le povere vittime sono però gli ulivi, costretti a rinunciare a gran parte della loro folta chioma per proteggersi, durante il trasporto, dalle muffe e dai marciumi.


Inoltre, questi alberi sono abituati al clima caldo pugliese, e uno spostamento nella Pianura Padana, dove il clima è molto diverso, causerebbe solo l'indebolimento delle loro difese.
Se continueranno così, cosa succederà ai nostri paesaggi?
La coltivazione degli ulivi è un'attività secolare che noi italiani svolgiamo, e ogni ulivo che perdiamo è come una parte della nostra storia che viene cancellata.

Chiara R.

 


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