alimentazioneSapevate che esiste il «chilometro zero»? Io no; almeno fino a questa mattina. Oggi, infatti, con la mia classe, sono stata alla scuola primaria di via Einaudi, dove ho sentito una lezione sull'alimentazione. Sono stati approfonditi vari temi, fra cui quello della preparazione e della vendita del latte, dell'alimentazione, dei giochi di una volta.

La mia attenzione è stata però colpita da questo «chilometro zero» ed è perciò che voglio scriverne. Si tratta infatti di una cosa interessate, spiegando la quale si capirà anche perché si chiama così. Si dice che un articolo – solitamente alimentare – è venduto a «chilometro zero» quando viene allevato, coltivato o comunque prodotto in prossimità del luogo in cui viene acquistato dal consumatore: un pomodoro raccolto a Roselle e acquistato al mercato o in un negozio di Grosseto è un buon esempio di prodotto a «chilometro zero».

Chi ci parlava alla scuola era molto chiaro e anche simpatico: le sue parole non hanno fatto fatica a catturare il nostro interesse, specialmente quando ci ha detto che, contrariamente a quello che potremmo aspettarci (che cioè gli articoli alimentari in vendita nei mercati in ogni città sono per lo più prodotti delle campagne vicine), moltissime cose che troviamo nei banchi e negli scaffali sotto casa provengono invece da paesi stranieri, talvolta anche lontanissimi, e che per giungere sulla nostra tavola affrontano viaggi spesso di migliaia di chilometri.

Il «chilometro zero» non riesce ad affermarsi pienamente, poiché spesso succede che merci prodotte altrove finiscono per costare meno di quelle locali, anche se nel prezzo finale è aggiunto il costo del trasporto. Tutto ciò non è positivo, perché per giungere a destinazione, le merci prodotte lontano viaggiano su aerei, navi, treni e, soprattutto, su camion, contribuendo alla emissione di inquinanti e all'aggravamento del problema del traffico sulle nostre strade.

Ho riflettuto sull'argomento e ho pensato che gli effetti benefici del «chilometro zero» potrebbero sentirsi anche al di fuori del mercato alimentare. Per quelle cose poi che non si producono da noi e che pertanto devono essere in ogni caso trasportate, si dovrebbe fare attenzione al modo del trasporto: usare automobili a metano invece che a gasolio eliminerebbe dalle strade il transito delle autocisterne, visto che il metano viene da lontanissimo, ma viaggia sottoterra, nei metanodotti. Stesso discorso per l'acqua da bere: ce n'è che viaggia sulle strade, dentro bottiglie di plastica e ce n'è che viaggia in tubazioni sotterranee, senza involucro. Credo che, con piccole attenzioni, ognuno potrebbe ispirarsi al criterio del «chilometro zero» e limitare gli acquisti delle cose che vengono da lontano, se è possibile scegliere cose locali o che comunque viaggiano senza generare inquinamento. Così il mondo sarebbe forse un posto migliore per tutti!

Agnese G.

 


birembaumIn occasione della giornata della memoria abbiamo avuto come testimone dell'orrore nazista Halina Birenbaum, una donna che fu mandata nel campo di concentramento di Auschwitz a soli tredici anni e che con una forza incredibile è riuscita a sopravvivere alla prigionia e alla perdita di tutta la sua famiglia. Questa testimone della memoria ci ha incontrati a Grosseto per raccontarci quello che ha passato. Tutto questo grazie agli studenti dell'Istituto Rosmini che hanno tradotto le sue poesie con l'aiuto del professore Fabio Cicaloni.

Nel suo libro, intitolato "La mia vita è cominciata dalla fine", Halina racconta la sua storia. Al teatro degli Industri abbiamo avuto così l'occasione di poter ascoltare la lettura dei suoi testi attraverso le parole degli studenti.

Il suo libro è stato scritto con il cuore e la storia di Halina è stata fin troppo emozionante. Grazie a questo incontro ora tutti quelli che erano al teatro hanno capito le sofferenze che hanno dovuto subire i deportati nei campi di concentramento.

Sharon R.

 


 

abou disCara Joanna,
mi chiamo Gloria, ho undici anni e sono una ragazza italiana.
Ho deciso di scriverti perché voglio dare il mio contributo di comprensione, riflettendo sulla guerra che sta lacerando il vostro territorio e distruggendo la vostra pace.
Sicuramente, per quanto possa scrivere, non potroò mai aiutarti a sufficienza nè comprendere fino in fondo quello che sta accadendo da te, ma mi piacerebbe scriverti questa lettera per farti capire che tengo molto a dare un contributo, anche se piccolo.

Ho potuto iniziare questa corrispondenza grazie alle informazioni che ho attentamente ricercato per mezzo della scuola e grazie ad internet, per quanto riguarda la guerra israelo-palestinese.

Le nostre vite sono totalmente diverse. Quando io mi sveglio al mattino e mi affaccio alla finestra, ammiro la bellezza della natura, ascolto il canto degli uccelli, il vento che mi accarezza la pelle.
Quando tu ti svegli, cara Johanna, cosa vedi? Un muro grigio, spento, noioso, che condizionerà sempre la vita, un muro che é sempre lì, inerte e rigido, a ricordarti che non potrai varcarlo, che non potrai sperare mai che sia abbattuto, che rappresenta una vergogna per tutta l'umanità.

Riflettendo sull'altro muro, o meglio quello che rappresenta, esso é quello dell'ignoranza da parte di molti nel mondo. Persone che non hanno interesse, che non capiscono la gravità della situazione e non fanno niente per rimediare e aiutare la povera gente innocente che viene coinvolta.

L'aspetto peggiore, secondo me, riguarda i bambini. Piccoli, puri, indifesi che vivono nella loro normalità, ma questa non é la normalità; per un bambino la normalità è uscire, giocare, divertirsi con gli amici, andare a scuola, essere libero di fare ciò che vuole; non é certo quella di vivere dietro un muro, rassegnarsi ad accettare questa realtà cosi' cruda e aspra che mi lascia veramente amareggiata.

Voglio essere tua amica, voglio conoscerti, parlarti ed aiutarti, vorrei andare controcorrente e annientare l'indifferenza.

Sarebbe ora che il mondo si accorgesse di ciò che sta accadendo; é inconcepibile questa situazione di incomprensione. Questo vuol dire non avere rispetto per l'altro, tutti noi siamo cittadini del mondo, dobbiamo aiutarci reciprocamente, non esistono e non devono esistere queste differenze e indifferenze.
Una disgrazia che capita all'altro, può capitare anche a noi, perciò se non aiutiamo, non verremo aiutati: dobbiamo essere solidali verso gli altri.

Non si pone fine ad un conflitto costruendo un lungo ed alto muro che impedisce il confronto, questa preziosa strada di pace. Queste che ho detto, possono sembrare belle parole, ma se persisteranno l'ignoranza e l'indifferenza nel mondo, non potremo arrivare a niente.

Non ho vissuto la guerra e, pregando il Signore, spero di non viverla mai, ma posso solamente immaginare quel che si prova: la privazione della libertà, la perdita di alcune persone care, la distruzione della casa; fuochi, fiamme, proiettili che devastano la nostra vita.

Diciamo che l'uomo si é evoluto, ma siamo proprio sicuri di ciò?
Io non lo sono, l'uomo si e' evoluto fisicamente ma, mentalmente e spiritualmente, é rimasto sempre con il desiderio di prevaricare sull'altro, di far del male, quando ha paura. Il confronto, il dialogo, la comprensione e la solidarietà sono, per me, gli strumenti migliori di pace.

Cara Johanna, io termino qui la mia lettera. Spero di essere riuscita a farti capire che io ci sono e puoi contare sul mio aiuto.

Ti auguro di avere la forza, ogni giorno, di vivere ed essere serena. Vorrei augurarti anche che tutto questo possa finire, ma é un pò azzardato dirlo.
Voglio sapere di te, scrivimi.
Con affetto.

Abu Dis é una cittadina palestinese che confina con Gerusalemme. Sotto il controllo congiunto dell'autorità palestinesi e israeliane Abu Dis é tenuta separata dalla città santa con un muro di cemento alto 8metri.

 


Sergio Nordio è un metereologo friulano. Iniziò a seguire il suo sogno fin da bambino, quando nacque in lui questa passione. Più tardi, il 3 aprile 1995 realizzò la sua aspirazione: diventare un metereologo presso l'Osservatorio Meteorologico Regionale del Friuli Venezia Giulia.

Nella sua carriera ha avuto diverse emozioni e tuttora ne sta vivendo, ma l'avvenimento più adrenalinico è stato quando fece una conferenza con più di cinquecento persone o quando andò a camminare sul ghiacciaio del Canin, che in quel periodo aveva uno spessore di nove metri. Lui definisce questi momenti come una cosa sensazionale, una di quelle esperienze che ti rimangono impresse per tutta la vita. La sua passione per nubi, sole e piogge come un amore, infatti parla della sua professione come un innamorato, come se si fosse preso una "cotta".

Racconta Nordio: "I miei genitori, riguardo a questa scelta, erano abbastanza contenti perché era una passione che mi distoglieva dai problemi che aveva comunemente (per esempio brutti voti, litigi eccetera) e mi manteneva la testa fra le nuvole".

Al momento della scelta della specializzazione, decise di formarsi in meteorolgia alpina, quella scienza che studia il tempo presente sulle zone alpine.

Durante il percorso scolastico ordinario più volte rivela di essere stato tentato di mollare tutto e di andare a insegnare italiano, ma non si arrese e continuò per la sua strada, credendo nelle sue passioni. Questo mi fa riflettere molto perché anche io devo decidere cosa fare dopo le medie. La sua esperienza mi insegna che bisogna inseguire le proprie passioni, certamente non abbandonare tutto il resto, ma neanche vagare senza sogni in un cassetto.

Per il suo lavoro, Sergio Nordio racconta che si avvale di due strumenti: computer e satelliti. Pensandoci bene, il computer è uno strumento fondamentale, sia nel lavoro che nella vita quotidiana senza tecnologia non si può fare praticamente nulla.

Questo è quello che il metereologo ci ha rivelato durante una visitare alla nostra classe per approfondire gli argomenti che stavamo svolgendo in scienze riguardanti effetto serra e agenti inquinanti.

 


Se la terra smettesse di girare su se stessa, un giorno durerebbe un anno; la geografia e il clima del pianeta cambierebbero. Se l'arresto fosse improvviso, gli effetti sarebbero terribili: l'atmosfera spazzerebbe via tutto, balzando gli uomini in aria, gli edifici sarebbero strappati dal terreno e gli oceani sommergerebbero la terraferma. Se la terra facesse una frenata dolce, l'intero pianeta si deformerebbe. Anche il nostro peso cambierebbe, verrebbe ridotto di circa lo 0,08%; all'Equatore il sole impiegherebbe 6 mesi per sorgere e tramontare e il pianeta diventerebbe caldissimo.Il giorno coinciderebbe con l'estate e la notte con l'inverno. Gli unici luoghi abitabili rimarrebbero le coste del continente equatoriale dove il clima sarebbe mite e adatto all'uomo. Gran parte delle terre cambierebbero totalmente, sarebbero sommerse e si formerebbe un unico continente all'Equatore. Il centro di questo super continente diventerebbe un deserto più grande del Sahara. La crosta terrestre riassestandosi provocherebbe terremoti che ci annienterebbero.


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