Noi della classa 3 A della scuola media "Dante Alighieri" di Grosseto, il 22 settembre siamo andati a Castiglione della Pescaia per il festival del libro illustrato. Durante la mattinata, oltre a un piccolo stand dedicato al fumetto, abbiamo assistito alla presentazione di un libro intitolato: "Volevo nascere vento", di Andrea Gentile. E' la storia di una ragazza di 17 anni, Rita Atria, che combatte la mafia.

Questo libro ci fa capire che la lotta contro la mafia non è semplicemente una convinzione, ma deve essere anche un movimento culturale che coinvolga sempre più persone.

Rita ha diciassette anni quando si trasferisce a Roma e abbandona per sempre Partanna. il suo paese d'origine in provincia di Trapani. Il perché non è facile da raccontare: non è facile guardare in faccia il Mostro che le ha rubato l'infanzia e la famiglia, la mafia. Ma poi, un giorno, l'incontro con il giudice Paolo Borsellino le cambia la vita: Rita si sente al sicuro e a lui decide di raccontare tutto quello che sa. Quell'uomo con i baffi, in giacca e cravatta, diventa da subito uno zio, "lo zio Paolo", un cantastorie di verità perchè lei si sente al sicuro con lui e lo sente vicino.

E, nonostante la verità sia dolorosa da accettare, Rita non smette mai di circondarsi di musica e colori, di amore e sogni, come faceva da bambina.

La storia di Rita Atria si lega tragicamente alle stragi di mafia del 1992, in cui morirono i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

librituttiScrittori si diventa! La classe prima D della scuola Dante Alighieri di Grosseto racconta con una storia la sua esperienza in uno dei laboratori del Festival del Libro Illustrato di Castiglione della Pescaia del 19 settembre. Lì gli studenti hanno partecipato a un incontro molto interessante con una giovane scrittrice, Miriam Dubini.
La scrittrice ha presentato il suo ultimo libro "Aria. Messaggio per me", raccontando la trama e alcuni aneddoti legati alla stesura del testo. Miriam ha spiegato poi come si fa a scrivere una storia e ha fatto svolgere ai ragazzi un'attività divertente: inventare una storia tutti insieme. Mettendo insieme le idee i ragazzi hanno scritto un breve racconto intitolato "Baubike, il cane senza nome". E' una storia davvero originale, per questo la classe la propone per Dubischool e Dubiweek. Eccola qui:

Come tutte le notti, il cane senza nome uscì di nascosto dalla sua gabbia nel canile di Arcidosso. Era un piccolo cucciolo, con il pelo corto a macchie bianche e nere, due buffe orecchie lunghe lunghe e un piccolo naso a forma di mandorla.

Mentre gironzolava per i boschi, fu investito dalla luce di due fari. Un uomo uscì dall'auto e lo rapì portandolo nel suo laboratorio segreto. L'uomo era un vecchio scienziato basso e grasso, con i capelli ritti e una lunga barba bianca. Indossava un camice logoro e sporco e un paio di stivalacci neri.

Non appena arrivarono a destinazione, il cane morse l'uomo e cercò di scapppare inoltrandosi in una stretta stradina sterrata. Allora l'uomo schiacciò un pulsante e l'auto si trasformò in una superbike con la quale riuscì ad acciuffare il cane che fu chiuso nel cestino-gabbia. Quando arrivò al laboratorio, lo scienziato mise la gabbia sul tavolo e chiamò la sua assistente, una una bambina di nome Miriam.
- Vieni subito qui! C'è un'altra bestiaccia da torturare!-
Lei sbuffò e raggiunse il cane senza nome. Miriam era una bambina davvero graziosa,era alta e magra, aveva i capelli lisci e neri raccolti in due treccine, indossava un abitino colorato corto fino alle ginocchia e un paio di ballerine azzurre.

Non appena vide Miriam, il cane pensò:
-Mi piace questa bambina! Prima di salutare questo mondo crudele, quasi quasi le do un bacetto!-
Così diede una leccatina alla guancia di Miriam. La bambina diventò tutta rossa con gli occhi lucidi.
- Nessuno mi aveva mai fatto sentire così speciale- Sospirò.
Guardò il cagnetto e decise che lo avrebbe salvato da quella terribile fine. Ma come?!
Miriam vide la bicicletta dello scienziato e le venne un'idea geniale.
-Scapperemo più veloci del vento!-
Liberò il cane e corse nel cortile.
-Salta in sella – disse e contemporaneamente schiacciò un pulsante: la bici si trasformò in tandem. L'uomo provò a inseguirli, ma loro erano così  veloci che lo seminarono in un minuto.

-Non ti preoccupare, amico mio! Ce la caveremo! Andremo a vivere in una casa vicino al mare e lo scienziato cattivo non ci troverà, ma resterà solo nella sua triste baracca.-

Il cane pensò che ogni giorno si sarebbe alzato all'alba, avrebbe fatto un bagno e poi sarebbe andato a svegliare Miriam con una leccatina. Era così felice che scodinzolò e sorrise.
- Come sei carino!- disse Miriam – Ti chiamerò...Baubike!
- Bauuu! rispose lui felice.

Riusciranno i nostri eroi a realizzare il loro sogno? Il cane scoprirà il suo vero nome? I ragazzi della I D invitano a mettere in moto la fantasia e ad inventare la conclusione della storia. Partecipa con la tua classe a Dubischool e scrivete il vostro episodio di Miriam e Baubike.

La torre della bella Marsilia è sui monti dell'Uccellina, in provincia di Grosseto. Questo è il rudere di un castello, uno dei più belli della Maremma, che ospitava la potente famiglia dei Marsili, con il mastio, le due torri, gli spalti merlati. Attorno alla fitta macchia mediterranea crebbe Margherita, la figlia di Nanni Marsili, dalla chioma fulva e gli occhi viola, ardita e bella. Una notte nel 1511 le guardie allentarono la protezione perché c'era una terribile tempesta e quindi pensavano che nessuno si sarebbe avventurato. Invece Ariodemo Barbarossa e i suoi corsari si arrampicarono silenziosamente sulle scogliere. Il capo dei pirati uscì allo scoperto dando comando ai suoi uomini di attaccare il castello e riuscì a superare i difensori, che erano pochi, così entrò nel castello distruggendo e depredando.

Tutti furono uccisi, l'unica rimasta viva era Margherita, ma solo perché era la "cosa" più preziosa da vendere a Solimano II. Lei non chiese pietà ma si ribellò come una furia e giurò a se stessa che si sarebbe vendicata. Quando la posero davanti al sultano lui se ne innamorò. Per quanto giovane e ignara (aveva appena sedici anni), Margherita intuì subito il potere della  sua bellezza e ne approfittò portando allo sgomento l'harem. Il sultano la elesse prima sua favorita, poi moglie legittima, sottomesso a lei come un fanciullo. Le mogli complottavano perché volevano che i loro figli andassero al trono, ma Margherita riuscì a farsi spazio in mezzo a mille difficoltà, sbaragliando tutti i contendenti. Il sultano faceva qualsiasi cosa gli chiedeva Margherita e così lei si vendicò di quello che le avevano fatto. Murad III e Maometto IV, succeduti a Selim II come sultani, furono i figli di Margherita Marsili detta "La Rossa" la quale morì serenamente nel 1566 a Costantinopoli.  Un secondo finale della leggenda racconta che Margherita morì per il dolore e i sensi di colpa che la attanagliavano a causa dei delitti commessi. Margherita infatti, al fine di assicurare al figlio Selim la successione al trono, aveva fatto uccidere Mustafà, il primogenito del sultano Solimano, provocando così il suicidio di uno dei suoi stessi  figli, amico di Mustafà.

Oggi, nel XXI secolo, in Asia, Africa, America Meridionale c'è ancora il fenomeno del lavoro minorile. Ci sono bambini che lavorano in fabbriche di scarpe, tappeti, nelle miniere. Sono ricercati perché sono più agili nel lavoro manuale e con la loro piccola statura possono entrare più facilmente nei cunicoli delle miniere. L'urbanizzazione selvaggia delle metropoli brasiliane produce quartieri degradati: le favelas, dove i ragazzi fuggiti da casa (i meniños de rua) vivono sulla strada ma vengono picchiati o uccisi dalla polizia. Chi riesce a salvarsi è esposto alla violenza e a quell'odioso fenomeno del turismo sessuale.

La posizione dei minori non è certo facile in certi Paesi del mondo: in Africa molti sono i casi dei bambini soldato: ragazzi di 10-15 anni, che vengono arruolati con la forza, rapiti dalle loro case, drogati, costretti dalla miseria a seguire i capi militari, dopo che i loro villaggi sono stati bruciati.

I ragazzi sono sottoposti ad addestramenti speciali, lunghe marce di giorno e di notte con zaini pieni di pietre sulle spalle; anche le bambine sono arruolate come soldatesse o costrette a prostituirsi con i capi militari.

Sembrerà assurdo, ma esistono i bambini-soldato volontari, che scelgono di far parte dell'esercito per avere un riparo, cibo, per vendicare familiari uccisi; a volte sono le famiglie che consegnano i loro figli all'esercito in cambio di un salario, due pasti al giorno.

Un particolare doloroso: se tornano ai loro villaggi d'origine, questi ragazzi non vengono più accettati dalla comunità e le ragazze non si possono sposare.
Inoltre questi bambini sono affetti da malattie respiratorie, mutilazioni, Aids, sofferenze psicologiche.
Ci sono associazioni, Organizzazioni non governative (Ong), che cercano che cercano di portare sollievo all'infanzia negata attraverso vari progetti: Progetto Axe, che si impegna a togliere i bambini dalla strada; il Progetto bambini nella notte, dove i volontari girano per le strade portando soccorso ai bambini; La casa del sapere, che offre istruzione ai bambini poveri; la Caritas, mette a disposizione famiglie per l'affidamento di bambini bisognosi; Progetto "Stop the use of the child soldiers", che vuole mettere fine allo sfruttamento militare dell'infanzia.

Il magistrato antimafia Antonino Caponnetto ha detto che «La nostra democrazia è la più bella che ci sia al mondo: ecco perché dovete difendere questi valori contro chiunque attenti ad essi; e state in guardia, perché è stato difficile conquistare democrazia e libertà. E cercate di capire che come avete trovato libertà e democrazia senza nessuno sforzo da parte vostra, potreste anche in un domani, perderle facilmente».

Da anni i ragazzi del "Rosmini" di Grosseto collaborano con la Fondazione Caponnetto e cercano di perseguire gli obiettivi indicati dal giudice Caponnetto, partecipando a progetti come "I Giovani Sentinelle della Legalità", alla sua terza edizione. Durante questo anno scolastico "Le Sentinelle" hanno scelto di diventare redazione! Noi della 2H dell'opzione economico-sociale siamo "giovani giornalisti", convinti che la cultura della legalità deve essere diffusa nelle azioni quotidiane, deve radicarsi profondamente nel sociale e, per questo, attraverso i nostri articoli, le interviste e i dibattiti vogliamo trasmettere il messaggio che "la legalità conviene!"

Tappa fondamentale del nostro lavoro sarà conoscere la città in cui viviamo. La legalità comincia quando ci si sente parte attiva di un contesto quando, da anonimo spazio, la città diventa luogo di affetti, relazioni, progetti di vita. Quando è la città che fa posto ai giovani e non si limita a dare loro un posto. Solo se i giovani vengono messi nella condizione di "osservare" e non solo di vedere, di "ascoltare" e non solo di sentire, di "capire" e non solo di sapere, si permette loro di sentirsi a pieno titolo cittadini consapevoli. Noi vogliamo riappropriarci dello spazio che ci spetta e lo chiederemo a gran voce! Seguite il nostro lavoro.

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