Don PuglisiTutti adoravano don Pino Puglisi perché era un prete che voleva "uccidere", combattere la mafia. Ma quando gli spararono tutti muti come se fosse invisibile su quell'asfalto in fin di vita. Adesso le sue parole si ricordano e si tramandano come se fosse ancora qui con noi. Eccole qui:

Uomini che muoiono ma che combattono
gente che tace per non essere uccisa,
ma prima o poi finirà,
torneremo finalmente alla nostra libertà.
Senza uccisi e uccisioni,
senza paura di parlare,
senza paura di denunciare.


OrbettinoNel mondo esistono circa 200 specie di lucertole senza zampe. Questi animali vengono spesso scambiati per serpenti dimostrando che sono poco conosciuti dalle persone. Si riconoscono che non sono dei serpenti perché hanno le palpebre che si chiudono. In Italia è presente l'Orbettino, piccola lucertola di circa 30/40 centimetri che può arrivare anche a 50 anni di vita.

Proprio come le lucertole anche l'Orbettino può perdere la coda che poi ricresce. Spesso è lo stesso rettile che la stacca volontariamente in caso di aggressione per distrarre il suo nemico e fuggire. L'Orbettino si nutre di piccoli insetti, lumache, vermi e lombrichi.

Alexandra P.


Nell'aprile del 1941 gli italiani avevano partecipato con i tedeschi all'aggressione contro la Jugoslavia. In qualità di occupanti gli italiani si trovarono a dover affrontare la resistenza del popolo jugoslavo. Fu una repressione nel sangue con perdite e rancori da entrambe le parti. Dopo l'8 settembre 1943, quando l'Italia era aveva firmato l'armistizio con gli Alleati ed era stata in parte occupata dei tedeschi, la dissoluzione dell'esercito italiano dette la possibilità all'Armata Popolare guidata dal generale Tito di passare alla controffensiva. La violenza giunse all'apice nel 1945, quando la popolazione italiana del Venezia Giulia e dell'Istria rimase esposta alla rappresaglia e si consumò quella che è conosciuta come la tragedia delle foibe. Gli obiettivi di questa vendetta dovevano essere da prima i fascista, ma ben presto la furia si abbatté anche sui semplici cittadini italiani e a persino sugli antifascisti e sui partigiani. Era sufficiente essere di origine italiana o anche avere semplicemente un cognome italiano per essere un obiettivo da eliminare per permettere il progetto di slavizzazione promosso da Tito.
Nel 2004 con la legge n. 92 la Repubblica Italiana istituì il giorno del ricordo che il 10 febbraio di ogni anno commemora le vittime delle foibe e l'esodo delle popolazioni italiane da quei territori. Questa, come tutte le date che ricordano stragi e genocidi, devono essere giorni del perdono e non della vendetta. L'idea di fondo di questi giorni deve essere quella di perdonare per non dimenticare. Il ricordo e la memoria ci sono utili per evitare di commettere gli stessi errori e questo principio è alla base stessa del senso della storia.

Sono tante le stragi che si sono consumate solo il secolo scorso, il secolo nel quale l'uomo credeva di essere sulla strada inarrestabile della perfezione e del perfezionamento. Oltre alle foibe e alla shoah sarebbe doveroso ricordare la strage degli armeni perpetrata dai turchi nel 1915 o la più recente strage dei curdi nell'Iraq di Saddam Hussein. Ma che la storia non è ancora in grado di parlare all'uomo ce lo dimostra il presente. Ancora oggi molti popoli subiscono offese alla propria cultura da parte di invasori, una sola su tutte è la lotta dei tibetani contro il processo di omologazione da parte della Repubblica Popolare Cinese.


Quando nasce un bambino ha diritto ad un nome, ad essere registrato e ad avere l'affetto dei suoi genitori. Dare un nome ad un bambino è il primo passo per iniziare a costruire la sua identità e, di conseguenza, il suo futuro all' interno di una famiglia. È difficile pensare ad una persona senza nome.

Come puoi distinguerti dagli altri? Se non hai un nome non puoi neanche pensarti.
Ogni bambino ha diritto a un nome per andare a scuola, per curarsi o anche solo per poter praticare uno sport.
Oggi noi pensiamo che non esistano bambini senza un nome. Infatti privo di un nome sei condannato a vivere come un fantasma, costretto alla vita di strada o rinchiuso in una struttura protetta, senza che nessuno si preoccupi del tuo destino.
Avere un diritto ad un nome significa possedere un' identità, infatti chi non facesse parte di un paese, dove potrebbe abitare?

Sarebbe un clandestino ovunque vada. Se qualcuno volesse fare una preghiera per te, non potrebbe fare nemmeno questo!
Secondo le ultime stime dell' Unicef, in media, più della metà di tutte le nascite che si verificano ogni anno nei paesi in via di sviluppo non sono registrate. Questo fenomeno si verifica anche nella Repubblica del Congo, che è nonostante uno dei paesi più poveri del mondo, nel quale gli abitanti sono quasi al gradino più basso della società: "i poveri dei poveri". Inoltre il 40% dei bambini appartenenti a popolazioni indigene soffre di malnutrizione cronica e il 75% non frequenta la scuola.

Tuttavia il Congo ha aderito alla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo, che articola una serie di diritti universali per i bambini, tra cui il diritto ad un' identità, ad un nome ed una nazionalità, il diritto

Tra le dieci vignette dei diritti dell'Unicef, quella relativa al diritto alla salute ci ha particolarmente colpito per la "risata amara" che ci ha fatto fare. Le affermazioni presenti nella suddetta vignetta ci hanno portato a riflettere sull'indifferenza del "mondo ricco" di fronte al problema della salute che soprattutto affligge il "mondo povero".
Le malattie più diffuse sono diverse a seconda delle condizioni economiche, ambientali e sanitarie in cui vivono le popolazioni; nelle regioni più sviluppate prevalgono le "malattie del benessere", derivanti dall'eccessiva alimentazione, dall'inattività fisica, dall'inquinamento e dall'uso di tabacco e alcool; nelle regioni meno sviluppate prevalgono le "malattie della povertà", derivanti dalla sottoalimentazione, dalla mancanza di acqua potabile e servizi igienici.

Analizzando i dati delle Nazioni Unite sullo sviluppo di molti paesi africani, si nota come essi siano indietro su tutto: salute, istruzione, partecipazione democratica, speranza di vita. Le cause di questa arretratezza sono ambientali, demografiche, economiche, sociali e politiche.
In classe abbiamo analizzato il termine "NEOCOLONIALISMO" che significa dipendenza economica dai paesi più industrializzati e sviluppati.
Abbiamo capito che, dopo un lungo periodo di dominio coloniale, tali paesi, nel corso del 900 hanno raggiunto l'indipendenza politica, ma essa non ha significato l'aver raggiunto una reale e totale autonomia; soprattutto economicamente molti paesi africani dipendono dal "mondo ricco".

I primi a farne le spese sono, come sempre, i più deboli, ossia i bambini e le loro mamme in paesi come: Etiopia, Guinea Bissau, Kenya, Somalia...
Il Paese che abbiamo preso in considerazione è proprio uno sopra citato, cioè la Guinea Bissau, un piccolo paese sulla costa occidentale dell'Africa che si trova sempre in fondo alle classifiche mondiali di sviluppo. L'analfabetismo è del 46% nei maschi e del 76% nelle femmine; la popolazione priva di acqua potabile è del 21% nelle zone urbane e del 51% nelle zone rurali; la speranza di vita è 45 anni e il tasso di mortalità infantile è di 203 per 1000 nati vivi.

Si capisce che il diritto alla salute non viene applicato: se non fosse per l'impegno della Chiesa e di alcune associazioni umanitarie, l'assenza di cure per tutti i bambini del paese sarebbe fatale. Qui, nonostante le Convenzioni, si continua a morire per una banale diarrea. Questo paese che non è in grado di garantire la salute ai bambini non avrà futuro. Riflettiamo.

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