Guardando il cielo in alcuni giorni si possono vedere delle scie luminose che lo attraversano.Noi comunemente le chiamiamo "stelle cadenti", ma cosa sono in realtà? Una stella cadente non è una stella che cade , bensì un pezzettino di roccia chiamato meteroide, che a contatto con l'atmosfera prende fuoco, brucia e diventa una meteora, che poi è la vera stella cadente. Se sopravvive all'incendio, cade sul suolo terrestre e diventa un meteorite. In certi periodi dell' anno si possono vedere tante meteore. Questi fenomeni vengono detti "piogge meteoriche".

Leonardo C.


NapoleoneNapoleone Bonaparte nacque in Corsica da una famiglia di origine toscana il 15 agosto 1769. All'età di quattordici anni intraprese la carriera militare in Francia che a causa della sua intraprendenza lo rese, col tempo, sempre più famoso, al punto che a 27 anni ricevette l'ordine dal Direttorio di condurre 30mila uomini in Italia con l'obiettivo di conquistarla; il reale fine di questa impresa era di allontanarlo dal nucleo di potere di cui si era circondato.

Sorprendentemente grazie alle sue doti in combattimento e alla fiducia reciproca dei suoi uomini, incoraggiati dalla promessa di grandi ricchezze, la campagna riscosse inizialmente un grande successo, in parte anche grazie alla spontanea collaborazione del popolo italiano che vedeva in Napoleone un salvatore. Ciononostante in breve tempo quest'ultimo rivelò le proprie intenzioni: piuttosto che liberare il territorio italiano già in precedenza occupato dagli austriaci, stabilì il dominio francese.

Tra le sue più famose battaglie si ricordano quella contro gli inglesi nel Mediterraneo contro l'ammiraglio Nelson (nemico che avrebbe ritrovato a Trafalgar, nei pressi dello stretto di Gibilterra, nel 1805) e la vittoria sulla terra ferma ad Abukir (nota come la "Battaglia delle Piramidi").

Al suo rientro il Francia, nel 1804, si proclamò imperatore sbarazzandosi del Direttorio; a tutela della sua presa di potere istituì una Costituzione da sottoporre al voto popolare plebiscitario: la grande ammirazione da parte della popolazione non fece altro che favorire la sua ascesa.

La grande sconfitta militare a Lipsia nel 1813 contro un possente esercito composto da soldati austriaci, russi e prussiani (decisi ad interrompere a qualsiasi costo l'espansione territoriale francese) decretò il suo declino, dopodiché venne esiliato sull'isola d'Elba, sulla quale, nonostante tutto, rimase per appena 100 giorni: nel marzo 1815 fuggì per tornare in patria e combattere i suoi nemici.

Fu sconfitto definitivamente nella celebre battaglia di Waterloo dall'armata anglo-prussiana e venne spedito sull'isola di Sant'Elena nell'Atlantico meridionale, dove morì il 5 maggio 1821.

Il mio parere su Napoleone è questo: vissuto in un'epoca in cui le battaglie erano all'ordine del giorno, ha saputo sfruttare le sue doti al meglio; è stato un personaggio storico che mi ha colpito molto per la sua intraprendenza e astuzia, qualità che hanno esaltato le sue gesta e segnato la sua fine.

Agnese S.

 


 

Noi crediamo che pensare sia una cosa semplice ma in realtà dietro c'è un processo molto complicato: il nostro cervello elabora tutto ciò che percepisce con i sensi in base alle proprie conoscenze e sensazioni. Immaginiamo di essere sott'acqua e di vedere un banco di meduse dirigersi minacciose verso di noi; che emozioni può suscitare questa visione? Ognuno di noi avrà una reazione diversa : probabilmente gli impulsi nervosi ti indurrebbero a scappare ma in alcuni casi si riesce a stare calmi, dipende da come il cervello percepisce quella visione.

Noi percepiamo i colori per esempio grazie ad una parte del nostro cervello , mentre gli animali vedono tutto ciò che li circonda in bianco e nero,quindi ci porgiamo questa domanda: "Il mondo è veramente a colori?"Probabilmente sì, perché tutti gli esseri viventi e non viventi assorbono tutti i colori ma ne riflettono uno solo, il proprio.

Il processo che ci induce a pensare e a percepire tutto ciò che ci circonda è veramente elaborato e per alcuni aspetti ancora misterioso.

Alessio T., Matteo V.

 


Tu, giovane di oggi che sicuramente condurrai una vita felice e spensierata, ho bisogno che tu mi segua e faccia un grande sforzo d'immaginazione: chiudi gli occhi, proiettati indietro di circa un secolo e cerca di raffigurarti un mondo decisamente triste e grigio, in cui è stata fortemente lesa la libertà individuale; immagina la figura di un misero contabile medio-borghese, che lavora senza sosta per mantenere una piccola 'catapecchia' con tre cieche, la moglie, la suocera e la sorella della suocera, e due figliuole vedove, raccolte in casa dopo la morte dei mariti, l'una con quattro, l'altra con tre figliuoli; infine aggiungi a questo scenario un terribile ufficio di belve, più che di impiegati, dove il nostro pover'uomo è costantemente vittima di scherzi e derisioni da parte dei colleghi e del capo. Ecco, ce l'hai fatta! Quella che stai vedendo con la mente è la misera vita del protagonista della novella di Pirandello Il treno ha fischiato. Che cosa ne diresti di scambiare la tua bella vita con quella decisamente triste del nostro amico? Certamente no, nessuno lo farebbe, neanche un pazzo! 'Pazzo', che parola interessante... Solo un pazzo come Belluca potrebbe vivere in questo modo. Eppure, lui una soluzione l'ha trovata, o meglio, gli è arrivata casualmente alle orecchie in una normalissima notte insonne come tutte le altre, e lui ha saputo coglierla, quasi come un lampo in mezzo a un oceano di oscurità e disperazione:
"Il treno, signor Cavaliere.
- Il treno? Che treno?
- Ha fischiato.
- Ma che diavolo dici?
- Stanotte, signor Cavaliere. Ha fischiato. L'ho sentito fischiare...
- Il treno?
- Sissignore. E se sapesse dove sono arrivato! In Siberia... oppure oppure... nelle foreste del Congo... Si fa in un attimo, signor Cavaliere!"

Chiaramente, dopo un'affermazione del genere, cominci a pensare, come tutti gli impiegati dell'ufficio che parlano chi di encefalite, chi di febbre cerebrale, che Belluca sia davvero matto, ma sei così sicuro? Sei in grado di indicare con certezza quale sia il mondo reale del nostro personaggio? Quale dei due aspetti del nostro 'matto' è quello vero? Io non ci metterei la mano sul fuoco o almeno ci rifletterei bene. Anche se a prima vista la vita reale di Belluca è quella triste e angosciante, perché non provi a metterti nei suoi panni, solo per qualche momento, e a pensare se preferiresti vivere come un automa o come un turista perenne che in pochi attimi può girare il mondo? "Si fa in un attimo, signor Cavaliere mio. Ora che il treno ha fischiato..."

Ti chiedo un ultimo sforzo: lascia da parte l'immagine del passato e torna ai nostri giorni. Mi auguro che tu viva una vita tranquilla e serena e che tu non sia un folle, ma pensa all'uomo moderno che vive una vita affannosa e sconsiderata, triste, non molto diversa da quella dell'impiegato Belluca, in cui non si trova mai il tempo di fermarsi a immaginare, come invece abbiamo fatto prima. Ecco allora che molto probabilmente la reale pazzia finisce per essere rappresentata dalla consuetudine quotidiana... E tutte le certezze crollano!

Dario Savì Santangelo

 


Ritratto dissacrante del Cinquecento italiano

Firenze, 1504. Un'epoca molto lontana dai nostri giorni. Un periodo di grande fioritura delle arti e delle scienze, il Rinascimento, nel quale la città del Giglio divenne, sotto la potente signoria dei Medici, un'autentica capitale europea della cultura. Già immagino la vostra reazione di fronte a queste due righe fin troppo solenni: forse un accenno di stupore o, più probabilmente, un sonoro sbadiglio; più che legittimo, direi, perché la storia, se non viene proposta nel modo giusto, perde spesso il suo valore educativo e diventa un catalogo di date e avvenimenti, una pratica ripetitiva e noiosa che non riesce ad appassionare le nuove generazioni.

Ma se vi dicessi che quei tempi non sono poi così distanti come sembrano, che gli uomini del passato non erano poi così diversi da noi? Come scriveva il grande Niccolò Machiavelli: "I medesimi vizi, le medesime passioni, le medesime virtù si riscontrano nell'uomo di allora e nell'uomo di ogni tempo". Così nasce la nostra storia. Una storia d'amore e d'intrighi, inganni e tradimenti, condita con sapiente ironia, che non serve soltanto a divertire, ma anche a far riflettere.

La Mandragola è una commedia di Niccolò Machiavelli, considerata il capolavoro del teatro del Cinquecento per la vivacità con cui descrive la decadenza dei suoi tempi. Il protagonista si chiama Callimaco. Non fatevi spaventare dal nome: è un uso risalente alla commedia latina quello di attribuire ai personaggi appellativi di derivazione greca e perciò inusuali ed esotici; anzi, questo è uno dei meno stravaganti. Callimaco è un giovane innamorato: vorrebbe infatti conquistare la bella Lucrezia, che però è già sposata con il ricco dottor Nicia (che vi avevo detto riguardo ai nomi?); dottore più di nome che di fatto, poiché, come afferma l'autore stesso, egli è "el più semplice e sciocco omo di Firenze". Lo sa bene anche Ligurio, che è amico di Callimaco, soprattutto quando può ricavarne un utile: è il cosiddetto parassita, un uomo che si guadagna da vivere più con l'astuzia che con il lavoro. Ligurio, sotto lauto compenso, accetta di aiutare Callimaco ed esorta Nicia, che non riesce ad avere un figlio dalla moglie, a rivolgersi a un famoso medico: questi, in realtà Callimaco travestito, convince Nicia che l'unica soluzione sia far bere a Lucrezia una pozione a base di radice di mandragola (da qui il titolo della commedia) che curerà la sua infertilità; l'unico problema è che il primo ad avere rapporti intimi con lei morirà. Una situazione apparentemente insolubile... Come andrà a finire? Lo scoprirete leggendo!

Come già detto, l'opera rappresenta un ritratto dissacrante dell'epoca, la cui decadenza si riflette nei vari personaggi che incontriamo durante la narrazione. L'esempio più significativo è quello di frate Timoteo: il suo nome in greco significa "Colui che onora Dio", ma il frate sembra più devoto al 'dio denaro' che a quello cristiano; si tratta di una critica evidente alla corruzione della Chiesa. L'unica figura che sembra resistere al peccato è Lucrezia, che è stata sempre educata all'onestà e alla virtù; ma alla fine anche lei cederà, adeguandosi alle circostanze imposte dalla fortuna, che, intesa come sorte, è un tema centrale nelle opere di Machiavelli e di tutto il Rinascimento.

La commedia è scritta nel fiorentino parlato del Cinquecento, proprio per essere più facilmente seguita dal suo pubblico; il ricorso a espressioni popolari e giochi di parole, unito a situazioni al limite dell'assurdo, suscita il riso in lettori e spettatori e instaura con essi un rapporto di familiarità e complicità. L'ironia diventa così lo strumento migliore per comunicare il pensiero dell'autore; Machiavelli ha saputo impiegarla in modo brillante ed efficace, riuscendo a produrre un capolavoro che può essere apprezzato anche da noi giovani di oggi, che ancora condividiamo, a cinquecento anni di distanza, "gli stessi vizi, le stesse passioni e le stesse virtù".

Davide Scarpignato


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